venerdì 1 maggio 2009

Appunti da… Toni Muzi Falconi, Intervento su "Il barbiere di Stalin"

17 novembre 2008, libreria Bibli, Roma - http://www.ilbarbieredistalin.it

Paolo D'Anselmi ha parlato di cultura della attuazione per la prima volta nel 1990 di fronte a una platea che parlava di forma partito. Questo per dare una dimensione della follia e della innovazione potenziale del libro.

Vi consolerà sapere che un recente sondaggio dice che il 27% delle persone ritiene che la responsabilità della crisi attuale sia propria. Perché viviamo al di sopra dei nostri mezzi. Le microscissioni nel mio mestiere sono pane quotidiano: faccio il relatore pubblico - RP: rappresento le organizzazioni presso i loro pubblici influenti. Noi relatori pubblici intermediamo le relazioni. Il mestiere più ambiguo possibile. Tant’è che in esso ci sono tre livelli di etica:
  • l’etica personale;
  • l’etica professionale, sulla quale all’occorrenza prevale (dovrebbe prevalere) l’interesse pubblico su quello del proprio cliente;
  • l’etica della organizzazione per la quale lavoriamo, il cliente.
L’ambiguità, nel mondo in cui vivo il mio lavoro, è formulata nel tema del discorso ricorrente: ‘si, ma’, si da atto di qualcosa che non va e immediatamente dopo si porge una argomento che nega la precedente ammissione. Il mio mestiere è simile a quello dell’avvocato: tutti hanno diritto alla difesa, tutti hanno diritto a rappresentare i propri argomenti di con-vincimento.

Nella postfazione che ho scritto per Il barbiere di Stalin parlo dunque delle organizzazioni, che sono il mio pane quotidiano. Il libro parla di noi RP che redigiamo i bilanci sociali delle organizzazioni. Ci sono notevoli sviluppi sul fronte della responsabilità aziendale: è stato rinviato a giudizio per omicidio l’amministratore delegato della Thyssen di Torino per l’incidente in cui rimasero uccisi alcuni operai. Il libro estende, correttamente a mio avviso, la responsabilità corporate alla amministrazione pubblica – PA ed al non profit: ci sono molti disastri nel settore privato, quelli nel settore pubblico e nel settore sociale sono peggio. Collocazione aziendale della funzione di responsabilità aziendale (ormai si è tutti d’accordo nel lasciar cadere il ‘sociale’ e di parlare di corporate responsibility).

Noi riteniamo che il responsible management implichi l’inclusione dei pubblici rilevanti: ci si metterà di più a prendere una decisione, ma essa sarà poi attuata con maggiore rapidità ed efficacia. Questo è molto importante in tempi in cui la tempistica (rapidità) di intervento è cruciale alla desiderabilità stessa dell’intervento. Vi è infine il tema della muldimensionalità delle opinioni dell’individuo. È la tematica sulla società contemporanea portata avanti da Bauman: ciascun individuo ha tanti ruoli: investitore e risparmiatore, lavoratore e utente, cittadino, pedone e automobilista. Noi ci proponiamo come governatori delle opinioni. Nella ipotesi che alle opinioni seguano comportamenti ad esse coerenti. Definiamo i pubblici sulla base delle loro opinioni. Ma se l’individuo cambia la propria opinione in funzione delle circostanze, non è più possibile definire i pubblici in maniera stabile. Se le opinioni non si traducono in comportamenti, i pubblici non esistono più e noi mediatori delle relazioni tra organizzazioni e pubblici, siamo disintermediati.

http://www.ilbarbieredistalin.it